giovedì 28 maggio 2009

Acqua in bottiglia o acqua del rubinetto?




Articolo di Lara Moro del 07/05/09 - www.yeslife.it

E’ iniziata la battaglia ecosostenibile da parte dei produttori delle acque minerali in bottiglia. Acqua del rubinetto o acqua in bottiglia? Ecco a chi credere e come orientare i nostri consumi verso un’acqua responsabile.

Vi ricorderete della campagna “Imbrocchiamola”, con la quale Legambiente, in collaborazione con Altreconomia, invitava all’utilizzo dell’acqua del rubinetto e a preferirla sia a casa, che al ristorante, che e al bar all’acqua in bottiglia. L’iniziativa non ha un termine ed è quindi ancora in corso; grazie anche alle segnalazioni di privati cittadini, i locali pubblici censiti sono giunti a quota 1.500 e se andate in un locale presente nella lista che trovate qui alla porta d’ingresso l’adesivo di “Imbrocchiamola” catturerà la vostra attenzione, e potete star sicuri che se chiedete dell’acqua del rubinetto, vi porteranno una brocca fresca senza guardarvi o giudicarvi stranamente.
Nell’ultimo periodo, grazie anche a iniziative come questa e ai dossier di approfondimento in tema di acqua, si sono verificati alcuni “movimenti” tra le aziende produttrici, che si sono avvicinate silenziosamente a tematiche ambientali, appropriandosi anch’esse di parole come “green” ed “eco-friendly” e “sostenibile”.
Non senza prima qualche borbottio. L’Antitrust è stata chiamata a pronunciarsi circa una denuncia di pubblicità ingannevole a favore dell’acqua del rubinetto e ai danni dell’acqua minerale, e ha rigettato la denuncia affermando così che far pubblicità all’acqua del rubinetto si può.
Ferrarelle ha diffidato Altreconomia per aver associato marchi del suo gruppo allo slogan: “Mettetela fuori legge. La pubblicità, non l’acqua in bottiglia”.
Insomma, il mercato delle acque minerali ha iniziato a incassare colpi e allora, per contrattaccare, alcuni grandi nomi del settore hanno pensato bene di battere un altro tasto: quello dell’eco-sostenibilità.
L’acqua Sant’Anna ha lanciato da qualche mese la Bio Bottle, la prima bottiglia definita eco-sostenibile al 100%, fatta di plastica vegetale, quindi compostabile, che cioè si biodegrada completamente in circa 80 giorni nei siti di compostaggio. Il messaggio pubblicitario associato alla Bio Bottle mette l’accento significativamente sul risparmio che deriva dal suo utilizzo, pari a 176.800 barili di petrolio necessari a scaldare per un mese una città di più di 500.000 abitanti e sulla riduzione di emissioni di CO2, equivalenti ad un’auto che compie il giro del mondo per più di 30.000 volte in un anno.


Ecco che allora altri grandi nomi delle acque minerali hanno chiesto l’intervento del Giurì dello IAP ( Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria), che ha ritenuto ingannevoli le affermazioni “ecosostenibile al 100%” e “a differenza delle plastiche più comuni, è riciclabile chimicamente: una Bio Bottle nuova nasce da una Bio Bottle usata, senza usare petrolio e senza inquinare l’atmosfera”. Il Giurì ha infatti affermato che, per quanto riguarda la prima dichiarazione, il processo di produzione di una Bio Bottle comporta comunque un consumo di combustibili fossili e di acqua e il rilascio di emissioni inquinanti; per la seconda, la piena riciclabilità della Bio Bottle implica, come ogni attuale processo di riciclaggio, l’uso di fonti di energia fossile e l’emissione di inquinanti nell’atmosfera.
Se è vero che di fronte a queste motivazioni si può pure replicare che con un simile atteggiamento assolutista e intransigente non si va da nessuna parte e che quindi è meglio riciclare che non riciclare affatto, anche se ciò non è del tutto privo da effetti inquinanti, è anche vero che bisogna tenere gli occhi aperti e non farsi appunto “ingannare” da messaggi promozionali iperbolici.
Similmente, l’acqua San Benedetto ha presentato un nuovo formato di bottiglia che ha definito eco-friendly perché più leggera e quindi prodotta con un minor utilizzo di materia prima. Non è indubbio che realizzare bottiglie più leggere significhi risparmio energetico e minor impatto ambientale, ma da qui a definirle eco-friendly sembra di voler allargare in qualche modo l’accezione del termine, così da poter far rientrare un mucchio di cose.
Attenzione, quindi: ora che far leva sulle tematiche ambientali è diventato di grande efficacia, esercitiamo ancora di più il nostro senso critico e non prendiamo per oro colato tutto ciò che ci viene detto.

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